La tradizione dell’altare di San Giuseppe raccontata ai più piccoli

La tradizione dell’altare di San Giuseppe raccontata ai più piccoli

Sembra una mattina come tante altre in didattica a distanza in classe quinta, invece, all’improvviso,  suona il campanello e appare nella webcam una signora con grandi occhi profondi e sinceri che indossa una mascherina. “Oggi ci siamo sentiti tutti dei piccoli, grandi giornalisti, perché abbiamo intervistato una zia della maestra, facendoci raccontare com’era la festa del Papà e di San Giuseppe settant’anni fa”, dice un bambino. Qualcun altro per non farsi trovare impreparato e per non farsi prendere dall’emozione si è scritto quello che avrebbe voluto dire e ha chiesto: “Buongiorno signora, la mia domanda è: qual è il suo ricordo più bello della preparazione dell’altare di San Giuseppe?”. C’è stato, così, un intenso susseguirsi di domande curiose e mirate, che hanno avuto risposte semplici e capaci di intrecciare un dialogo che lega generazioni totalmente differenti, o quasi. La signora ci ha spiegato che “alla vigilia di San Giuseppe si recitava il rosario fino a tardi e si dicevano le poesie”. Incuriositi, i miei compagni ed io, abbiamo continuato a porre domande e, quando abbiamo chiesto che tipo di rapporto avesse con il suo papà, siamo rimasti tutti molto colpiti.  “Ai miei tempi…” ha, infatti, detto la signora

Michelina “…il papà si rispettava ubbidendo. Non ho mai avuto richiami fisici dal mio papà, ma solo con lo sguardo mi faceva capire se una cosa si doveva o non si doveva fare”. Michela ci ha raccontato anche la gioia che provava per le piccole cose che aveva, perchè era abituata a non dare niente per scontato. Tutti noi abbiamo riflettuto molto su questo punto e uno dei miei compagni ha detto: “Mi colpisce perchè io mi lamento sempre delle cose che non posso avere o di quello che non posso fare! Questa esperienza mi ha fatto capire che sono molto fortunato: vivo in campagna felice, amato e devo apprezzare tanto ciò che ho”. Quest’incontro resterà impresso nella nostra mente come quello di una didattica a distanza capace, attraverso il racconto e l’esperienza di una persona, di raggiungere dritto il nostro cuore.

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